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"Lotteremo contro l'impunita'"

Uno scrittore brasiliano, deputato del Partito dei lavoratori (Pt), Emiliano Josè, denuncia l'impunità dei crimini nello stato di Bahia. In particolare quando si tratta di crimini politici. Un esempio per tutti l'omicidio, nel marzo del 2001, del verde Natur de Assis Filho, per cui a breve si terrà il processo


Brasile

“Bahia è la terra delle impunità. In particolar modo se ad esservi coinvolte sono persone legate alla corrente politica del senatore Antonio Carlos Magalhaes, una delle personalità più influenti della zona”.

A denunciare le condizioni dello stato brasiliano è Emiliano Josè, giornalista, scrittore e deputato del Partito dei lavoratori (Pt). Josè ha colto l’occasione della commemorazione della morte di Natur de Assis Filho, assassinato il 9 marzo 2001 da due avversari politici per dare voce alla grave situazione in cui da decenni ristagna la regione. Inoltre l’11 marzo scorso avrebbe dovuto svolgersi il processo ai presunti assassini, poi rimandato all'aprile prossimo.

“Solo negli anni '90 nella zona di Bahia sono stati assassinati dieci giornalisti e nessuno dei responsabili è mai stato arrestato. Dieci giornalisti, uno all’anno, proprio così – racconta lo scrittore –. E l'assurdo è che a finire sotto processo sono stati addirittura dei loro colleghi. Anzi, due sono stati anche condannati: Marconi de Souza e Ivana Braga entrambi del giornale A Tarde. E non è finita qui. In questa triste lista compaiono altri due omicidi: due consiglieri del Pt (Partido dos Trabalhadores – Partito dei Lavoratori – lo stesso di Lula) uno a Jaguarari, l’altro a Candeias”.

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E recentemente la violenza sta ulteriormente dilagando, andando a coinvolgere anche semplici cittadini apparentemente estranei alle dispute politiche che guidano la mano di questi criminali.

“Una giornalista e due giovani adolescenti sono appena stati trovati morti – spiega Josè - ma finalmente questi delitti hanno provocato una mobilitazione generale. Per avere un’idea della gravità della situazione, basta citare l’esempio di Salvador, la capitale, dove il 41 per cento delle persone assassinate tra il 1993 e il 2000 non sono ancora state identificate. Sono 1.734 i corpi senza identità, in gran parte probabili vittime della polizia o di gruppi paramilitari. Questi corpi sono di neri e di abitanti della periferia della capitale”.

Una ricerca della Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Salvador, sul periodo tra il 1996 e il 1999, rivela una media di 88,5 assassinii al mese nella capitale e 36 omicidi per ogni centomila abitanti. A San Paolo, secondo il reportage del giornale A Tarde, la media è di 46 omicidi per centomila abitanti, nonostante la città paulista abbia una popolazione sei volte superiore a quella di Salvador. Mentre a New York, la media è di quattro assassinii per ogni centomila abitanti.

“E’ la combinazione tra un sistema politico profondamente autoritario, sotto il comando del senatore Antonio Carlos Magalhaes, e l’applicazione rigorosa della politica neoliberista a rendere Bahia uno degli stati più poveri del Brasile e a spiegare tanta violenza" sottolinea il giornalista Naturbrasiliano. "Per fortuna, oggi sta crescendo la reazione contro tutto questo. Finalmente si intravede una profonda aspirazione alla pace. La mobilitazione di vasti settori della società contro la violenza e la profonda ingiustizia sociale regnante a Bahia dà speranza. Le reazioni di sdegno nate in questi giorni, in cui ricorre l’anniversario dell’assassinio di Natur e che precedono il processo, sono segnali rincuoranti".

"Natur de Assis Filho, allora presidente della direzione del Pv, Partito Verde, era un uomo dal cuore generoso - riprende il politico - di quei matti che non perdono mai la strana mania di aver fede nella vita, di accarezzare il sogno di cambiare il mondo, di dividere il pane. Venne assassinato a bruciapelo con un colpo al cuore, il 9 marzo 2001. Ad ucciderlo fu Ivan Eça Menezes, ex sindaco di Ubaìra, appena sconfitto alle elezioni da Rosane Traves, sostenuta dal partito di Natur, dal Pt e dal Partito socialista brasiliano (Psb). L'assassino fu aiutato da Laureto Eça Menezes, suo fratello, che trattenne Natur per le spalle”.

Tutto cominciò con un litigio in consiglio comunale, dove si stava discutendo del licenziamento di cinque impiegati, assunti illegalmente dalla gestione precedente, quando Lúcio, cognato dell'assassino, era sindaco. Appena finita la riunione, quaranta compagni di partito si ritrovarono a casa di Ramalo - precedentemente aggredito, bastonato e ricoverato in ospedale – per esaminare, come d'abitudine, il nastro della sessione del Consiglio. Qui avvenne l’impensabile.

“All'improvviso colpi di pistola e di fucile a ripetizione perforarono ogni angolo della casa – spiega Emiliano Josè -. La gente cominciò a gridare, impaurita, nascondendosi sotto tavoli e letti. Natur, invece, uscì per calmare gli animi, credendo che con le parole avrebbe potuto fermare la furia ed evitare un massacro”. Gridando: “Ivan, che succede, calma”, Natur varcò la porta. Fu bloccato alle spalle da Laurito Menezes e Ivan lo centrò diritto al cuore.

Gli assassini fuggirono con l'appoggio dei loro compagni che li coprivano e per giorni furono protetti ed evitarono il carcere preventivo.

"Natur era un mio amico - riprende Josè - Era stato mio compagno di cella all’inizio degli anni ‘70, nel Penitenziario di Lemos de Brito, a Salvador, dove eravamo stati rinchiusi perché militanti del Partito comunista brasiliano rivoluzionario. Uscì prima di me e da allora girovagò per il Messico, poi nel Mozambico, dove andò ad aiutare la rivoluzione, idea che lo ha accompagnato sempre durante i suoi 51 anni di vita”.

Con i compagni di partito di Natur e di altri gruppi politici a lui vicini, Josè cercò di far giustizia e di fare incarcerare i due assassini rimasti impuniti per troppo tempo, nonostante i testimoni: "Denunciammo il fatto insistentemente partecipando a tutte le tribune politiche possibili. Venne anche lanciato un appello, una lettera aperta indirizzata al presidente della repubblica, ai senatori, ai deputati, ai ministri e al popolo brasiliano affinché venisse fatta giustizia. Uno dei due assassini aveva perfino dei processi pendenti che non avevano avuto seguito".

Tra l'altro l'episodio era avvenuto proprio mentre il senatore Magalhaes stava compiendo azioni politiche a Brasilia a favore della moralizzazione e contro l’impunità regnante in tutto il Brasile.
"Una presa in giro, dato che il senatore stesso, proprio originario di Bahia, da sempre aveva sostenuto la famiglia Eça Menezes, che aveva ininterrottamente governato la cittadina bahiana per venti anni”.

Adesso l’attenzione si focalizza sul processo a cui sono stati invitati osservatori del Parlamento europeo e rappresentanti del Pt, del Pv e del Psb. 
“Solo continuando questa battaglia – ha concluso José - saremo degni della sua lotta, un passerotto pieno di vita, abbattuto in volo”.

 

Stella Spinelli

 

 

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